L’Italcalcio tra il colpo di De Laurentiis e lo stallo in Lega

24/05/2018

Massimo Caputi   •   Caputi Style

Due situazioni opposte

De Laurentiis, trovando l’accordo con Ancelotti, ha portato a termine una splendida operazione, sia tecnica sia d’immagine, per il club e per tutto il calcio italiano. La Lega di Serie A ha confermato la sua spaccatura e l’incapacità di una visione comune.

Per bravura, risultati ottenuti e amore dei tifosi, sostituire Sarri era complicatissimo. De Laurentiis ha stupito tutti confermandosi abile e ambizioso. Pochi ritenevano infatti possibile riportare in Italia un tecnico di prestigio e dall’ingaggio top come Carlo Ancelotti. Non ci sono dubbi: la manovra realizzata dal presidente del Napoli è di altissimo livello. Conferma la solidità e le ambizioni del club in Italia, oltre che in Europa.

Di contro, l’Assemblea dei presidenti ha dato ulteriore dimostrazione della propria incapacità a valorizzare il prodotto calcio. La vicenda legata ai diritti tv, vitali economicamente per tutte le società, evidenzia un triste dato di fatto: gli interessi personali e di comodo prevalgono su qualsiasi progetto comune. Il commissario Malagò e il presidente nominato Miccichè, nonostante intenti, propositi e volontà di costruire una corporate governance in linea con il ruolo del calcio nel nostro paese, su questa fondamentale decisione non possono che svolgere una semplice funzione notarile.

Nonostante i moniti e i pareri legali, hanno dovuto prendere atto dell’ulteriore mancata decisione assembleare, con dieci squadre da una parte e sette dall’altra. Una composizione degli schieramenti di cui è complicato comprenderne la logica, se non attraverso “cattivi” retropensieri. Affidarsi a Mediapro e abbracciare nuove sfide aveva e ha un senso solo con le dovute garanzie economiche. In assenza di queste, qual è la ragione di un pericoloso salto nel buio? Perché ritardare il processo di crescita del calcio italiano e continuare a danneggiarne l’immagine?