Serie A, quella strana sensazione che qualcosa non Var più

La subdola restaurazione messa in atto dalla classe arbitrale italiana, avversa all’uso della tecnologia, è intollerabile e ingiustificabile. L’evidente volontà degli arbitri di rendere discrezionale e marginale la Var, per ribadire la propria centralità nelle decisioni in campo, deve assolutamente essere fermata.

Il calcio, come da tutti certificato, ha bisogno della tecnologia, non può tornare indietro per l’Orsato di turno. La Var rende il calcio più giusto, evita errori e soprattutto limita quella discrezionalità a cui i fischietti italiani tengono tanto.

Basta nascondersi dietro il protocollo. La frasetta “chiaro ed evidente errore” non deve giustificare in alcun modo il tentativo di golpe che è in corso. Il neo presidente federale Gravina e quello della Lega di Serie A Miccichè vigilino con attenzione richiamando all’ordine Nicchi e Rizzoli.

Lo devono ai tifosi, più che alle società. Anche se un errore evidente e grossolano come quello di sabato a Firenze non può, non deve costituire un alibi per il desolante cammino della Roma. Dopo 11 giornate, la squadra di Di Francesco, priva in campo di identità e certezze, è la più grande delusione del campionato. Il divario con le rivali è preoccupante in quanto, prestazioni alla mano, appare ben più ampio di quanto dica la classifica. Il gioco latita, l’atteggiamento di molti giocatori è distaccato e scostante. Cambiano le formazioni, non la musica. Quello della Roma è un andamento lento che stride al confronto di quello brillante e vivace sostenuto dalle avversarie.

Juventus a parte, Napoli ed Inter e, un gradino sotto, Lazio e Milan, hanno un’evidente marcia in più.

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