Una strana e maliziosa voglia di giocare solo le grandi sfide

Gli inopinati passi falsi di Roma e Napoli aprono i consueti dibattiti sul peso della Champions e l’uso, più o meno appropriato, del turn over. Coincidenza a parte (hanno affrontato due squadre con allenatore al debutto), c’è un’enorme differenza tra la sconfitta della Roma e il pari del Napoli.

Lo dicono i numeri, non solo della classifica, impietosi per la squadra di Di Francesco: già 4 sconfitte in campionato, solo 7 punti conquistati contro le ultime sei della graduatoria. Tutte le tesi espresse sull’andamento deludente della Roma sono valide. Dalla squadra incompleta e priva di personalità, alla campagna acquisti sbagliata, dagli errori di Di Francesco a quelli di società e calciatori. Visto l’andamento/atteggiamento della squadra comincia però a serpeggiare la maliziosa sensazione che tanti, troppi, protagonisti si sentano soltanto di passaggio. Motivati e tonici in Champions o in qualche big match, sufficienti e molli in quasi tutte le altre gare.

Come se importante e stimolante fosse la vetrina personale e non la conquista dell’obiettivo futuro e fondamentale: il piazzamento per la prossima Champions. Di questo passo sarà durissima, le avversarie hanno infatti tutto un altro spirito, come evidenziato da Lazio e Milan.

Seppur incomplete e rimaneggiate hanno confermato quanto tengano a centrare il quarto posto. Nelle due squadre emergono spirito di sacrificio e unità d’intenti, con Inzaghi e Gattuso, tarantolati a bordo campo, che trasmettono forza e carica. Il pari lascia entrambe con l’amaro in bocca: per la Lazio, nonostante la gioia per il gol di Correa, è un’altra occasione persa.

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